23 ottobre 2016

Gottfried Benn: Sieben Gedichte | Sette poesie





1.- EIN SCHATTEN AN DER MAUER 


Ein Schatten an der Mauer 
Von Ästen, bewegt im Mittagswind, 
das ist genügend Erde 
und hinsichtlich des Auges 
genügend Teilnahme 
am Himmelsspiel. 

Wie weit willst du noch gehn? Verwehre 
doch neuen Eindrücken 
den drängenden Charakter – 

stumm liegen,
die eigenen Felder sehn, 
das ganze Rittergut, 
besonders lange 
auf Mohn verweilen, 
dem unvergeßlichen, 
weil er den Sommer trug – 

wo ist er hin –? 


1.- UN’OMBRA SUL MURO 

Un’ombra sul muro 
di rami, a mezzodí mossi dall’aria, 
è già abbastanza terra 
e in rapporto all’occhio 
un sufficiente prendere parte 
ai giochi del cielo. 

Quanto pensi ancora d’avanzare? Vieta 
alle nuove impressioni 
d’irrompere dentro di te – 

star coricati, in silenzio, 
in vista dei propri campi, 
entro i confini del feudo, 
e soprattutto sostare 
a lungo presso il papavero 
che non si dimentica 
perché ha retto tutta l’estate – 

dov’è finito ? 


2.- DENK DER VERGEBLICHEN 


Wenn ein Verzweifeln
– der du doch große Stunden hattest 
und sicher gingst und viele Beschenkungen 
aus Rausch und Morgenröten und Wendungen, 
unerwarteten, 
dir pflegen konntest –  
wenn ein Verzweifeln, 
selbst mit Zerstörung und Endverglimmen 
aus dem Unergründlichen 
in seine Macht dich will: 

denk der Vergeblichen, 
die zarter Schläfe, inngewendeten Gesichts 
in der Erinnerungen Treue, 
die wenig Hoffnung ließen, 
doch auch nach Blumen fragten 
und still Verschwiegenes 
mit einem Lächeln von wenig Ausdruck 
in ihren kleinen Himmel hoben, 
der bald verlöschen sollte. 


2.- PENSA A CHI È STATO INVANO 

Se un disperare – 
tu che hai pur avuto ore grandi 
e certezze e il dono di tante 
ebbrezze e aurore e svolte 
inattese 
e di potervi anche indugiare – 
se un disperare, 
sia pure con estinzioni e annientamenti, 
dall’insondabile ti vuole 
in suo potere: 
pensa a chi è stato invano, 
tempie delicate, sguardi introversi, 
fedeltà di ricordi 
che lasciavano poca speranza 
ma anche loro chiedevano fiori, 
e con un sorriso poco espressivo 
sollevavano il non detto, il taciuto 
al loro piccolo cielo 
prossimo a spegnersi. 


3.- ZERSTÖRUNGEN 


Zerstörungen – 
aber wo nichts mehr zu zerstören ist, 
selbst die Trümmer altern 
mit Wegerich und Zichorie 
auf ihren Humusandeutungen, 
verkrampft als Erde – 

Zerstörungen – 
das sagt immerhin: hier war einmal 
Masse, Gebautes, Festgefügtes – 
o schönes Wort 
voll Anklang 
an Füllungsreichtum 
und Heimatfluren – 

Zerstörungen – 
o graues Siebenschläferwort 
mit Wolken, Schauern, Laubverdunkeltheiten, 
gesichert für lange Zeit – 
wo Sommer sein sollte 
mit Fruchtgetränken, 
Eisbechern, beschlagenen, 
und Partys zu heller Nacht am Strande. 


3.- DISTRUZIONI 

Distruzioni – 
ma dove non c’è più nulla da distruggere, 
persino le rovine invecchiano 
fra piantaggine e cicoria 
sui loro abbozzi di humus, 
rattrappite zolle di terra – 

distruzioni – 
il che dice pur sempre: qui una volta 
c’erano masse, edifici, compattezze – 
o bella parola 
che echeggia 
colme opulenze 
e prode natie – 

distruzioni – 
o grigia parola dei sette dormienti 
con nuvole, rovesci, ombra sotto il fogliame, 
assicurati per un lungo tempo – 
ove dovrebbe essere estate 
con succhi di frutta, 
coppe di gelato, appannate, 
e party sulla spiaggia in notti chiare. 



4.- FINIS POLONIAE 

Finis Poloniae – 
eine Redewendung, 
die abgesehn von ihrem historischen Inhalt 
das Ende großer Reiche 
bedeutet. 

Verhexte Atmosphäre, 
alles atmet beklommen, 
Zwitterluft – falls sie Gedanken hätte, 
wären es solche an uneuropäische Monsune 
und gelbe Meere. 

Das Große geht an sich selbst zugrunde, 
spricht zu sich selbst den letzten Laut, 
das fremde Lied, meistens verkannt, 
gelegentlich geduldet – 

Finis Poloniae – 
vielleicht an einem Regentag, wenig beliebt, 
doch für den vorliegenden Fall ein Geräusch von Glücken 
und dann das Hornsolo, 
im Anschluß eine Hortensie, die ruhigste der Blumen, 
die bis November im Regen aushält, 
leise auf die Grube. 


4.- FINIS POLONIAE 

Finis Poloniae – 
un modo di dire, 
che a parte il suo senso letterale 
significa 
la fine di grandi regni. 

Atmosfera stregata, 
hanno tutti l’affanno, 
un’aria anfibia – che ammesso pensasse 
penserebbe a monsoni non europei 
e a mari gialli. 

Ciò che è grande ha in sé la sua rovina, 
è a se stesso che invia l’ultimo suono, 
canto straniero, misconosciuto in genere, 
tollerato talvolta – 

Finis Poloniae – 
forse in un giorno di pioggia, spiacevole, 
ma in questo caso un rumorio di felicità 
e poi l’a solo di corno, 
seguito da un’ortensia, il più placido dei fiori, 
che resiste nella pioggia fino a novembre, 
sotto tono, sino alla fossa. 


5.- DIE GITTER 

Die Gitter sind verkettet, 
ja mehr: die Mauer ist zu –: 
du hast dich zwar gerettet, 
doch wen rettetest du? 

Drei Pappeln an einer Schleuse, 
eine Möwe im Flug zum Meer, 
das ist der Ebenen Weise, 
da kamst du her, 

dann streiftest du Haar und Häute 
alljährlich windend ab 
und zehrtest von Trank und Beute, 
die dir ein anderer gab, 

ein anderer – schweige – bitter 
fängt diese Weise an –
du rettetest dich in Gitter, 
die nichts mehr öffnen kann. 


5.- LE SBARRE 


Le sbarre sono saldate, 
di più: il muro è chiuso –: 
ti sei salvato, certo, 
ma hai salvato qualcuno? 

Tre pioppi sopra una chiusa, 
un gabbiano in volo al mare, 
è la canzone della pianura, 
di là tu sei venuto, 

poi in contorsioni mutasti 
capelli e pelle ogni anno 
e consumavi bottino e bevanda 
che ti passava un altro,
un altro – taci – amara 
comincia questa canzone – 
ti sei salvato fra sbarre 
che niente può più aprire. 


6.- REISEN 

Meinen Sie Zürich zum Beispiel 
sei eine tiefere Stadt, 
wo man Wunder und Weihen 
immer als Inhalt hat? 

Meinen Sie, aus Habana, 
weiß und hibiskusrot, 
bräche ein ewiges Manna 
für Ihre Wüstennot? 

Bahnhofstraßen und Ruen. 
Boulevards, Lidos. Laan – 
selbst auf den Fifth Avenuen 
fällt Sie die Leere an – 

Ach, vergeblich das Fahren! 
Spät erst erfahren Sie sich: 
bleiben und stille bewahren 
das sich umgrenzende Ich. 


6.- VIAGGI 


Lei crede che a esempio Zurigo 
sia una città più profonda 
dove per contenuto si hanno 
prodigi e consacrazioni? 

Lei crede che dalla Havana, 
bianca e rossa d’ibisco, 
sgorghi un’eterna manna 
per la sete del Suo deserto? 

Vie della Stazione e rues,
boulevards, lidi e laan – 
su tutte le Fifth Avenue 
Lei è assalito dal vuoto – 

Ah com’è vano l’andare! 
Lei tardi apprende se stesso: 
restare e in silenzio serbare 
l’io che si traccia i confini. 


7. EINE HYMNE 

Mit jener Eigenschaft der großen Puncher: 
Schläge hinnehmen können 
stehn, 

Feuerwasser in der Kehle gurgeln 
Sub- und supraatomar 
dem Rausch begegnet sein, 
Sandalen 
am Krater lassen wie Empedokles 
und dann hinab, 

nicht sagen: Wiederkehr 
nicht denken: halb und halb, 
Maulwurfshügel freigeben 
wenn Zwerge sich vergrößern wollen, 
allroundgetafelt bei sich selbst 
unteilbar 
und auch den Sieg verschenken können – 

eine Hymne solchem Mann. 


7.- UN INNO 

Con quella qualità dei grandi pugili: 
incassare e rimanere 
saldi, 

ingurgitare grappa dalla bottiglia 
aver preso sbornie 
sub e super atomiche, 
lasciare i sandali 
sul bordo del cratere come Empedocle 
e poi giù a capofitto, 

non dire: ritorno 
non pensare: mezzo e mezzo, 
mollare i tumuli delle talpe 
ai nani che vogliono farsi grandi, 
pranzare allround a casa propria 
non scindersi 
e saper dar via anche la vittoria – 

un inno a un uomo siffatto.




NOTE PER IL LETTORE:  Le poesie qui di seguito date in lingua originale e le loro traduzioni in italiano sono tratte dalla raccolta  «Fragmente» («Frammenti»), in:  Gottfried Benn, Frammenti E Distillazioni, a cura di Anna Maria Carpi, Einaudi, Torino, 2004.


GOTTFRIED BENN. poeta, scrittore e saggista tedesco.  Nacque a Mansfeld, in Germania, nel 1886. Figlio di un pastore protestante, Benn, abbandonò presto lo studio della teologia per dedicarsi alla medicina presso l’accademia militare di Berlino dove si laureò nel 1910. Come poeta è riguardato come uno dei creatori dell’espressionismo e autore di alcune fra le liriche perfette del Novecento. Il dottor Benn entrò in contatto con gli artisti del gruppo Die Brücke ed iniziò un’avventura sentimentale con la poetessa ebrea Else Lasker-Schüler.  Esordì nella letteratura pubblicando nel 1912 la raccolta di poesie espressioniste Morgue e altre poesie, ambientata prevalentemente nei padiglioni di un ospedale e fitta di immagini macabre e mortuarie. Partecipò come medico alla Prima guerra mondiale, un'esperienza che ispirò alcune delle sue poesie successive. Nel 1916 pubblica il racconto lungo Cervelli (Gehirne) seguito poi da Le novelle di Rönne. Terminato il conflitto Benn si ritrasferisce di nuovo a Berlino dove apre uno studio privato sulla Hermannstraße. Nel dopoguerra, ostile alla Repubblica di Weimar, fece parte del movimento culturale della Rivoluzione conservatrice e poi simpatizzò per l’emergente movimento nazista.  Quando, nel 1933, Hitler prese il potere, Benn aderì inizialmente al Nazionalsocialismo, poi se ne distaccò progressivamente, tanto che i suoi libri vennero messi al bando. In giugno Hans Friederich Blunck lo sostituisce alla direzione dell’Accademia e Benn prende le distanze dal nazismo. Dopo la guerra per alcuni anni gli fu impedito di pubblicare, a causa della sua adesione al nazismo. Nel 1948 comparve però la raccolta Poesie statiche, a cui seguirono Frammenti (1951), Distillazioni (1951) e Aprèslude (1955). Finita la guerra, nel 1951 ottiene il premio Georg Büchner. Morì a Berlino Ovest nel 1956 e viene sepolto nel cimitero Waldfriedhof di Dahlem. 




ARTICOLI

ATTUALITA CULTURALE

TEATRO

 
Copyright © 2009-2016 La Farfalla di Fuoco Editrice | Direttore Giornalistico: Carlo Raffaele Contardi | San Giuliano Milanese, Milano, It. | Contatti: lafarfalladifuoco@gmail.com