29 ottobre 2016

POESIA ARABA | Nizar Qabbani





L’AMOR MIO

L’amore mio
mi chiede:
“qual è la differenza
tra me e il cielo?”

La differenza
è che
se tu ridi
amore mio-
io dimentico il cielo.



HO GIA’ PRENOTATO PER NOI DUE

Ho già prenotato per noi due una stanza
nella casa della luna
dove passare il fine settimana, amore mio,
gli alberghi del mondo non mi soddisfano,
l’albergo dove mi piace alloggiare è la luna
ma lì, amore mio, non accettano un ospite
che viene senza una donna:
ci vieni con me...
o mia Luna, sulla luna?


RAFFIGURAZIONE DEL TEMPO GRIGIO

È dall’infanzia che cerco
di raffigurare il mio paese.
Ho disegnato case
ho disegnato tetti
ho disegnato volti.
E minareti dorati ho disegnato
e strade deserte
dove sdraiarsi per lenire la stanchezza.
Ho disegnato una terra chiamata metafora,
la terra degli arabi.

È dall’infanzia che cerco di disegnare una terra
che mi tratti con gentilezza
se infrango il vetro della luna
e mi ringrazi se scrivo versi d’amore
e se inseguo l’amore mi lasci fare
come un uccello, sugli alberi.
Cerco di disegnare una terra
nella quale gli uomini ridano … e piangano come gli altri uomini.
Cerco di liberarmi dai miei modi di dire
e dalla  maledizione del soggetto e del complemento oggetto,
di scrollarmi la polvere dalle spalle
di lavarmi il viso con acqua piovana.
Cerco con l’autorità della sabbia di abbandonare il campo …
Addio Quraish
Addio Kulayb
Addio Mudar .

Cerco di disegnare una terra
con un parlamento di gelsomini
con un popolo schiavo del gelsomino
le cui colombe si addormentino sul mio capo
i cui minareti piangano nei miei occhi.
Cerco di disegnare una terra
che sia amica della mia poesia
e non si intrometta tra me i miei pensieri
nella quale non marcino gli eserciti
sulla mia fronte.
Cerco di disegnare una terra
che mi ricompensi se brucio i miei abiti
e mi perdoni
se straripa il fiume della mia follia.

Cerco di disegnare una città dell’amore
priva di vincoli
dove le donne non vengano immolate
e il loro corpo addomesticato.
Ho viaggiato a sud
ho viaggiato a nord
ma inutilmente.
Il caffé di tutti i locali ha lo stesso aroma
tutte le donne quando si spogliano
hanno lo stesso profumo.
Tutti gli uomini della tribù non masticano il cibo
ma inghiottono le donne
in un solo boccone.

Ho cercato sin dall’inizio
di non somigliare ad alcuno.
Ho sempre respinto i discorsi in scatola
e rifiutato qualsiasi idolo.
Ho tentato di bruciare tutte le parole di cui mi sono rivestito:
a volte le poesie sono una tomba
e le lingue un sudario.
Ho disegnato l’emorragia dei bar
ho disegnato la tosse delle città
e ho preso appuntamento con l’ultima donna
e tuttavia … sono arrivato a tempo scaduto.

Cerco di disegnare una terra
dove il mio letto sia solido
e solida la mia testa
perché possa dalle navi avvistare la costa.
Ma loro … mi hanno requisito la scatola dei colori
e non mi permettono
di raffigurare il volto del mio paese.


L’AMORE, AMORE MIO


L’amore, amore mio,
è una poesia graziosa scritta sulla Luna,
l’amore è disegnato su tutte le foglie degli alberi,
l’amore è inciso
sulle piume dei passeri,
sulle gocce di pioggia.

Quando amo
sento di essere il re del tempo
possiedo la terra e tutto ciò che essa contiene
e cavalco nel sole sul mio cavallo.

Quando amo
mi trasformo in fluida luce
che occhio non vede
e i versi nei miei quaderni
si traformano in campi di mimosa e papavero.

Quando amo
acqua zampilla dalle mie mani
erba cresce sulla mia lingua
quando amo
sono tempo fuori dal tempo.

Quando amo una donna
tutti gli alberi
corrono scalzi verso di me...


UN AMORE STRAORDINARIO


Quel che più mi tortura del tuo amore
È che non sono in grado di amarti di più
Quel che più mi infastidisce dei miei cinque sensi
È che restano cinque… nessuno di più
Una donna straordinaria come te
Ha bisogno di sensi straordinari
Amori straordinari
Lacrime straordinarie
E di una quarta religione
Che abbia i suoi precetti, i suoi  rituali, il suo paradiso e il suo inferno
Una donna straordinaria come te
Ha bisogno di libri scritti per lei sola
Di un dolore che sia solo suo
Di una morte che sia solo sua
E di un tempo con milioni di stanze
In cui abitare da sola
Ma io, purtroppo
Non sono in grado di impastare gli attimi
A mo’ di anelli da metterti alle dita
L’anno infatti è governato dai mesi
I mesi dalle settimane
Le settimane dai giorni
E i miei giorni sono governati dal susseguirsi della notte e del giorno
Nei tuoi occhi viola.


FUOCO

L’amo. Piu’ bruciante del fuoco,
piu’ violento dell’urlo di un uragano,
piu’ aspro dell’inverno è l’amor mio per lei.
Qual effusione di lacrime!
Se il mio pensiero le sfiorasse il seno,
la brucerei con i miei desideri,
o se inavvertitamente il suo seno si scoprisse,
con torbido occhio la fisserei.
Incommensurabile è il mio amore per lei,
come ella mi scorresse nelle vene.
La voglio io solo.Altri
non pretenda la sua passione! Quelle son colline mie..
Su di esse voglio far scorrere la mia mano,
per la mia diffidenza, per l’eccesso del mio amore.
L’amo io solo... Né mi nuoce
che le stelle raccontino la mia storia.
L’alba attinge alla sua luce,
il tramonto alla mia...
Finchè tu resti mia, mio è il segreto della sera,
mie son queste lune.
Gli astri della notte son per me un manto,
Sulla palpebra dell’Oriente è il mio fazzoletto.


SPOGLIATI

Spogliati
da lungo tempo
sulla terra non accadevano miracoli…
Spogliati, spogliati…
io ammutolisco
ma il tuo corpo conosce tutte le lingue.


IL MONDO

O Signore, il mio cuore non mi basta più,
quella che io amo è grande quanto il mondo:
mettimene nel petto un altro
che sia grande quanto il mondo.

Continui a chiedermi la data della mia nascita
prendi nota dunque
ciò che tu non sai,
la data del tuo amore:
quella è per me la data della mia nascita.

Io non ho detto loro di te
ma essi videro che ti lavavi nelle mie pupille
io non ho parlato loro di te
ma essi ti hanno letto nel mio inchiostro e nei miei fogli
L’amore ha un profumo
non possono non profumare i campi di pesco.

La cosa più bella del nostro amore è che esso
non ha razionalità né logica
La cosa più bella del nostro amore è che esso
cammina sull’acqua e non affonda.


LA NASCITA

Continui a chiedermi la data della mia nascita
prendi nota dunque
ciò che tu non sai,
la data del tuo amore:
quella è per me la data della mia nascita.


IL DEMONE

Se il demone fosse uscito dalla lampada
e mi avesse detto: Eccomi,
hai un minuto solo,
scegli tutto ciò che vuoi
di granati e di smeraldi,
io avrei scelto i tuoi occhi
senza esitazione.


IO NON HO DETTO

Io non ho detto loro di te
ma essi videro che ti lavavi nelle mie pupille.
Io non ho parlato loro di te
ma essi ti hanno letto nel mio inchiostro e nei miei fogli .
L’amore ha un profumo
non possono non profumare i campi di pesco.


OGGI È TORNATO


Oggi è tornato
Come se niente fosse accaduto
Con gli occhi innocenti di un bambino.
È tornato per dirmi
Che sono la compagna della sua vita,
il suo unico vero amore.
È venuto portando fiori, come posso respingerlo,
la mia gioventù dipinta sulle sue labbra.
ricordo ancora, con il sangue in fiamme,
quando mi rifugiavo tra le sue braccia
e nascondevo la testa sul suo petto
come un bimbo che ritorna dai genitori.
Anche i miei abiti
Erano felici,danzavo innanzi a lui
Gli domandai come stava
Piansi per ore sulla sua spalla
Per poi addormentarmi come un uccellino tra le sue mani
Dimenticando tutto il mio dolore in un istante
Chi ha mai detto che ho sofferto per colpa sua!?
Quante volte ho detto che non sarei tornata da lui!
Quant’è dolce però il ritorno a lui.


QUANDO SONO INNAMORATO


Quando sono innamorato
mi sento il re del tempo
posseggo la terra e ciò che essa contiene
ed entro nel sole con il mio cavallo.

Quando sono innamorato
considero lo Scià di Persia un mio suddito,
assoggetto la Cina al mio scettro, sposto i mari,
e, se volessi,
fermerei i secondi.

Quando sono innamorato
mi trasformo in luce fluida
che l’occhio non può guardare
e si trasformano le poesie sui miei quaderni
in campi di mimosa e di margherite.


LA LUNA


Ho già prenotato per noi due una stanza
nella casa della luna
dove passare il fine settimana, amore mio,
gli alberghi del mondo non mi soddisfano,
l’albergo dove mi piace alloggiare è la luna
ma lì, amore mio, non accettano un ospite
che viene senza una donna:
ci vieni con me…
o mia Luna, sulla luna?


LETTERA DA SOTTO ACQUA


Se sei mio amico aiutami
a fuggire da te
Se sei il mio amore
liberami da questa situazione

Se avessi saputo che l'amore è così pericoloso
non mi sarei innamorata
Se avessi saputo che il mare è così profondo
non sarei mai andata a nuotare

Se avessi immaginato la fine
non avrei mai iniziato

Ho nostalgia di te
Insegnami a non averla

Insegnami come estirpare le radici di questo amore profondo

Insegnami come muore la lacrima sul viso
Insegnami come muore il cuore e a uccidere il desiderio di vederti

Se sei un profeta
liberami da questo incantesimo.



LA SCUOLA DELL’AMORE 


Il tuo amore mi ha insegnato a essere triste,
ed io, da secoli, cercavo una donna che mi rendesse triste
una donna tra le cui braccia ho potuto piangere come un passero
una donna che avrebbe raccolto i miei pezzi, i miei frammenti di cristallo.

Il tuo amore, signora, mi ha spinto ad adottare cattive abitudini
a cercare di prevedere il futuro, sul fondo della mia tazza, migliaia di volte nella notte
a provare i rimedi dei guaritori e a bussare alla porta dei veggenti,
mi ha spinto ad uscire di casa per pettinare i marciapiedi,
e inseguire il tuo viso ovunque, sotto la pioggia,
nelle luci delle auto, negli abiti sconosciuti,
e a rincorrere il tuo spettro
nei manifesti della pubblicità,
a raccogliere dai tuoi occhi milioni di stelle.
Il tuo amore mi ha insegnato a girovagare, per ore,
alla ricerca di una chioma selvaggia
invidiata da tutti gli zingari,
di un volto, di una voce
che sono tutti i volti e tutte le voci…

Il tuo amore, signora, mi ha introdotto nelle città della tristezza
e prima del tuo amore non sapevo cosa fosse la tristezza,
non ho mai saputo che le lacrime sono l’Umano
e che l’Umano, senza tristezza non è che la parvenza di un essere umano.

Il tuo amore mi ha insegnato a comportarmi da bambino
a disegnare il tuo viso col gesso sui muri,
sulle vele dei pescherecci,
sulle campane della chiesa, sui crocifissi.
Il tuo amore mi ha insegnato che può cambiare la mappa del tempo,
mi ha permesso di capire che quando si ama, la terra smette di girare
il tuo amore mi ha insegnato cose che non avrei mai considerato.
Ho letto fiabe per bambini,
sono entrato nei palazzi dei re Geni,
ho sognato di sposare la figlia del Sultano,
i cui occhi sono più blu dell’acqua di una laguna,
le cui labbra sono più seducenti dei fiori di melograno.
Ho sognato di portarla via come un cavaliere,
di offrirle collane di perle e corallo.
Il tuo amore mi ha insegnato cos’è il delirio,
mi ha insegnato come la vita si consuma
senza che giunga la figlia del sultano.

Il tuo amore mi ha insegnato
come amarti in tutte le cose,
negli alberi nudi, nelle foglie ingiallite e secche,
in un giorno piovoso, nelle tempeste,
nel più piccolo Caffè in cui beviamo,
alla sera, il nostro caffè nero.
Il tuo amore mi ha insegnato
a cercare rifugio in alberghi senza nome,
in chiese senza nome,
in caffè senza nome.
Il tuo amore mi ha insegnato
come la notte può ingrandire
il dolore degli stranieri;
mi ha insegnato a contemplare Beirut,
una donna, tiranna e tentatrice,
una donna che indossa ogni sera
i più begli abiti che possiede
e spruzza profumo sul suo seno,
per il pescatore e i principi.
Il tuo amore mi ha insegnato
a piangere senza ragione,
mi ha insegnato gli incubi,
come un ragazzo con i piedi amputati
tra le strade di Rouche e Hamra.

Il tuo amore mi ha insegnato a essere triste,
ed io, da secoli, cercavo una donna che mi rendesse triste,
una donna tra le cui braccia ho potuto piangere come un passero,
una donna che avrebbe raccolto i miei pezzi, i miei frammenti di cristallo.


PANE, HASHISH E LUNA


Quando la luna sorge in Oriente
le bianche terrazze dei tetti
si assopiscono sotto fastelli di fiori.
Allora gli abitanti del mio paese
abbandonano le loro botteghe
e si incamminano in gruppi
verso le cime delle colline
per incontrare la luna,
forniti di pani, di grammofoni,
dell'occorrente per l’uso di narcotici.
Così essi comprano e vendono
allucinazioni e chimere,
così muoiono quando la luna vive.

Qual è mai l’effetto
del suo disco luminoso,
sulla gente del mio paese?
Il paese dei profeti...
paese della gente semplice:
masticatori di tabacco
e mercanti di stordimento.
Che ci fa mai la luna
da rinunciare all’amor proprio,
per importunare i cieli
con le nostre richieste?
Che cosa può riservare il cielo
a dei deboli, a degli indolenti
che muoiono quando la luna vive?
Essi scuotono le tombe dei santi
perché dispensino riso e figli
e srotolano tappeti ricamati:
farsi una fumatina di oppio,
è questo ciò che chiamiamo
fatalità e decreto divino?

Nel mio paese...
paese della gente semplice,
quanta debolezza e indolenza
si impossessano di noi,
quando si diffonde quella luce!
Allora mille tappeti e cestini,
tazze da tè e bambini
affollano le colline.
Nel mio paese...
dove gli innocenti piangono
e vivono in una luce
che vieta loro di vedere.
Nel mio paese...
gente che vive senza occhi,
mentre gli innocenti piangono,
pregano e fornicano
e vivono nel fatalismo.

E’ da quando vennero al mondo
che essi vivono nel fatalismo,
appellandosi alla luna:
"O mezzaluna, o sorgente
che fai piovere diamanti,
hashish e torpore!
O sospeso idolo di marmo,
surreale grappolo di diamanti,
possa tu vivere per l’Oriente:
per i milioni di persone
dai sensi obnubilati...!"

Nelle notti di luna piena
l’Oriente perde ogni dignità
e volontà di lottare...
I milioni di persone
che camminano scalze
e credono in quattro mogli
e nel giorno della resurrezione,
i milioni che non trovano pane
salvo che nella fantasia,
che abitano di notte
in case fatte di tosse
senza conoscere medicina.

Quanti corpi morenti
sotto il chiaro di luna
nel mio paese...!
Intanto gli sciocchi piangono
fino a morire di lacrime
ogni volta che il disco lunare
si affaccia su di loro
e piangono ancor più
se li eccita a volte
un molle suono di liuto,
e allora cantano "O mia notte",
così chiamano la morte in Oriente,
"O mia notte..." e giù canzoni.

Nel mio paese...
paese della gente semplice,
snoccioliamo lunghe cantilene:
quale malattia letale in Oriente
le interminabili cantilene!
Così il nostro Oriente
rimugina la sua storia,
i suoi languidi sogni
e i miti del passato
Il nostro Oriente...
che ha riposto ogni eroismo
negli eroi della leggenda.



NIZAR QABBANI, nato a Damasco il 21 marzo 1923, è stato un diplomatico, poeta ed editore siriano. Tuttora è uno dei più importanti è  uno dei massimi poeti arabi del ’900. Dopo studi di legge ha intrapreso la carriera diplomatica, viaggiando e soggiornando a lungo all’estero.  Durante la sua vita ricoprì anche molti incarichi diplomatici in paesi arabi ed europei. A Beirut, nel 1966, fondò la casa editrice Manshurat Nizar Qabbani con la quale pubblicò la maggior parte dei suoi lavori. A partire dal 1944, ha pubblicato circa 34 raccolte di versi. Muore a Londra il 30 aprile 1998. Bibliografia in italiano:  Poesie d'amore e di lotta, Roma 1972; La mia storia con la poesia, Roma 1974; Poesie, Roma 1976; Il fiammifero è in mano mia e le vostre piccole nazioni sono di carta e altri versi, Genova 2001; Le mie poesie più belle, Milano 2016.
    

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