23 ottobre 2016

POESIA BULGARA | Blaga Dimitrova: Poesia Scelta 1937-1998





Dalla raccolta Quaderno di scuola. Versi giovanili.


RAGNO

Distende col fiato suo un filo sottile
e con arte raffinata tesse la sua tela.
Al sole la tela risplende dorata -
per attirare uno sciocco moscerino.

E il mio sogno dell'anima come un ragno
di ora in ora tesse e intreccia un laccio,
d'oro e così attraente, lo so:
sono io quel moscerino.

1937

Dalla raccolta All'aperto. Poesie, Sofia, 1956


IL SORRISO DEL NORD

Colori d'arcobaleno sulla neve
attraverso una lacrima gelata.

1947


NOTTI BIANCHE

Fonte ignota di luce
imbeve graniti e giardini.
La Neva ha riversato in cielo rossori,
il cielo nel fiume fremiti d'azzurro.

E spalla a spalla due giovani
vanno con passo cauto e lento -
per non disperdere questa luce
che da cuore a cuore trabocca.

1947


Dalla raccolta A domani.Versi, Sofia, 1959


AMORE

Ho perso l'andatura trascurata,
ho perso la mia risata presuntuosa
e il silenzio mite dell'anima,
e la freschezza nello sguardo distratto,
e di notte il sonno.

Ho perso i sentieri che mi attiravano,
la ribellione, e la libertà,
l'imprevisto, e il suono dei canti -
ho perso tutto, ma sono la più ricca
la più prodiga del mondo.

1956


ABBRACCIO

Cuore nel cuore. E respiro nel respiro.
Così vicino a me, tanto da non vederti.
Oltre la tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.

Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.

La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l'infinito intero del mondo.

1957


A DOMANI

- A domani! - dici tu e già te ne vai.
Con sguardo impaurito io t'accompagno.
A domani?... Ma domani è immensamente lontano.
Davvero tante ore fra noi si porranno?

Fino a domani per me sarà ignota
l'ombra mutevole della tua fronte,
il discorso ardente e pulsante della mano,
dei tuoi pensieri il fluire segreto.

Prima di domani, se vorrai bere, non potrò
essere la tua fonte. Se il freddo
ti avvolge - non sarò il tuo fuoco.
Se hai timore del buio - la tua luce.

- A domani! - tu dici e parti
e non senti nemmeno che non hai risposta.
- Al giorno estremo! - mi aspettavo dicessi
e rimanessi con me fino al giorno estremo.

1958


DESIDERIO

Mi avvolgano ali, senza racchiudermi.
Il mio spirito aperto, non in me ripiegata.
Non dietro a una spalla, al sicuro protetta,
ma fianco a fianco contro il vento in bufera.

1958


SENZA AMORE

Da questo momento vivrò senza amore.
Libera dal telefono e dal caso.
Non soffrirò. Non avrò dolore né desiderio.
Sarò vento imbrigliato, ruscello di ghiaccio.

Non pallida per la notte insonne -
ma non più ardente il mio volto.
Non immersa in abissi di dolore -
ma non più verso il cielo in volo.
Non più cattiverie - ma nemmeno
gesti di apertura infinita.
Non più tenebre negli occhi, ma lontano
per me non s'aprirà l' orizzonte intero.

Non aspetterò più, sfinita, la sera -
ma l'alba non sorgerà per me.
Non mi inchioderà, gelida, una parola -
ma il fuoco lento non mi arderà.
Non piangerò sulla crudele spalla -
ma non riderò più a cuore aperto.
Non morrò solo per uno sguardo -
ma non vivrò realmente mai più.

1958


PERDITA

Non so se mi ero innamorata di te.
Mi innamorai però di altre cose, lo so:
di una stanza scomoda rivolta a nord,
di una teiera che crepitava di sera.

Degli alberi mi innamorai che toglievano spazio,
dei solitari e soffocanti cinema di quartiere,
dei dolorosi ricordi di prigione,
di un muro ferito dalle bombe.

Delle fermate del tram, delle foglie ricoperte di brina,
di una calda tasca con castagne bruciate,
della pioggia scrosciante, del suono del telefono,
perfino della nebbia fonda color cenere.

Di tutto il mondo mi ero innamorata, non di te.
Lo scoprivo nuovo, interessante, ricco.
Per questo soffro... Non per averti perso.
Altro ho perduto - il mondo intero.

1958


I PIU' UNITI


Vuoi che rimanga per te solo un'amica.
Come posso capirlo?
Che mani fuse fino al dolore
ora si sfiorino appena?

Sguardi che assetati si bevevano al fondo -
accennino soltanto un saluto?
Labbra senza pietà ardenti
si scambino semplici frasi?

No, non siamo buoni amici.
Non può esistere un mezzo-amore.
Eravamo i più uniti... Per questo, da ora
nel mondo saremo i più estranei.

1959


FRA LE STELLE

L'uno ancora dall'altra lontani camminavamo.
Con le sue ombre il bosco ci ha inseguito.
Alzammo però lo sguardo... E nel cielo in un istante
una valanga di stelle ci ha trascinato.

Involontariamente allora mi sono stretta a te
per non perdermi nella via Lattea.
E tu con mano forte mi hai preso per mano -
perché le infinite stelle non ci dividano.

Così da allora siamo rimasti in due.
E sempre penso: se l'uno
dall'altra si staccasse appena,
nel grande mondo non ci troveremmo.

1959


AMARENA

"Hai freddo?" - mi hai chiesto
e mi hai stretto in un abbraccio.
In te rannicchiata con fiducia,
sono sbocciata appieno… E quali
canti di uccelli d'oltremare ho udito!
Venti del sud iniziavano a soffiare.
E come un'amarena, ancora intimidita
Ho dato via i miei colori.

Dove sei, libero, oggi,
dopo avermi lasciata sola nella neve?
Incurante, non mi chiedi più:
Hai freddo? … Adesso
Quell'inverno è intorno a me,
col gelo e un bianco deserto.
Ed io, amarena matura innanzi tempo,
tremo con le mie foglie bruciate.

1959



Dalla raccolta Il mondo in pugno, Sofia, 1962


IL CAMMINO FINO A TE

Fu lungo il mio cammino fino a te,
la vita intera quasi ti cercai
per serpeggianti avidi incontri
con altri, e tu non venivi.

E fino a dove s'apriva il tuo sguardo,
ombre attraversai e rumori sordi,
ma trapelava da me soltanto
purezza di suoni - per amor tuo.

Ogni tua carezza io piansi,
Prima che fosse nata la difesi,
e il nostro futuro incontro custodivo
con pazienza nel mio petto.

Fu lungo il mio cammino fino a te,
immensamente lungo, e quando tu davvero
finalmente davanti a me sei apparso,
ho riconosciuto te, ma me stessa a stento.

Immensi spazi avevo in me raccolto,
sconfinati aromi, timbri e desideri,
e abbracciavo ormai uno spazio così vasto
che accanto a me dovevi fermarti.

Fu lungo il mio cammino fino a te,
e ci ha unito per un incontro breve.
Sapendolo... di nuovo sceglierei
questo lungo cammino fino a te.

1961


MATTINO

Era necessario un addio, perché capissi,
che non c'è un addio per noi.

Per sempre porterò in me quest'alba
come segno di bruciatura.
Alzàti sul far del giorno,
partimmo verso l'aeroporto grigio
ed eravamo contenti, perché era così lontano.

La mia ultima parola fu un sorriso.

E sopra di noi sorgeva con l'addio
l' incontro vero e l'amore.

1961, Praga

Dalla raccolta Tempo inverso. Versi., Sofia, 1966.


ESSERE DONNA

Essere donna e' dolore
Soffri scoprendoti adulta.
Soffri di essere amante.
Soffri quando sei madre.
Ma insostenibile e' in terra
il dolore di essere donna
senza aver conosciuto questi dolori
fino in fondo...

1965


DONNA SOLA IN CAMMINO

Scomodo rischio è questo
in un mondo ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua unica arma.

Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d'albero per appoggiarti,
in parete - per rannicchiarti al riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.

Se arriverai lontano,
o infangata cadrai,
o diventerai cieca per l'immensità
non sai, ma sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso partire
è già un punto d'arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all'alba.

Tu cammini però anche nell'oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l'uomo nero
col quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.

1965


ARS POETICA

Ogni tua poesia
crea come fosse l'ultima.
In questo secolo in volo
supersonico e saturo di stronzio,
carico di terrorismo,
sempre più improvvisa arriva la morte.
Ogni tua parola invia
come l'ultima prima della fucilazione,
un grido impresso nel muro di prigione.
Non hai diritto ad una menzogna,
neanche fosse un piccolo bel gioco.
Semplicemente non avrai il tempo
di correggere da solo il tuo errore.
Laconicamente e senza pietà
ogni tua poesia scrivi col sangue
come fosse un addio.

1966


FELICITÀ

Nel fondo di questa notte
la tenebra mi potrebbe soffocare
se accanto a me non ci fosse lui -
finestra aperta, illuminata
da cui prendere il respiro.

1966

Dalla raccolta Gong. Poesia scelta, 1976

ERBA

Nessuna paura
che mi calpestino.
Calpestata, l'erba
diventa un sentiero.

1974


FERRO DI CAVALLO

Un ferro di cavallo, perduto da tempo,
superstiziosa, comincia a mancarmi.
Lo prenderei in mano come diapason
che misurò il suono esatto
di ogni sasso,
di ogni incavo sul terreno,
di ogni orma che svanisce.
Lo alzerei al mio orecchio
col fiato sospeso, per sentire
l'eterno echeggiare delle strade
perdute per sempre,
e l'eco di una voce, sincera e spenta.
Potessi ritrovarlo,
prendere il la sulla mia fronte
e il tono mio misurare.

1975


Dalla raccolta Spazi, Sofia, 1980


SALA D'ASPETTO

L'intero spazio della mia vita
fu una sala d'aspetto da soglia a soglia,
racchiusa da vetri con aria in cornici d'acciaio
sotto le picche incrociate
di lancette d'orologio.

Stare in ascolto. Sussurrare. Trattenere il respiro.
Attendere un qualche segnale.
Ritardo. E di nuovo.
Ancora un poco. Già domani. Ancora
un attimo di pazienza infinita.

Se sbattevo l'ala contro l'aria vitrea,
invece di infrangerla,
era l'aria a spezzare la mia ala.

Sono già trascorsi i miei secondi.

Non saprò aspettare. Ma confuso
come in un sogno apparve
attraverso i vetri sporchi,
quasi in uno specchio nella nebbia,
il mio volto riflesso.

Era il volto stesso dell'attesa,
giunto al punto di pietrificazione.

E ho capito, all'improvviso:
c'è sempre un'ultima scadenza
per infrangerlo col naso -
per smuovere quest'aria inchiodata.

Non arriverà più un treno da altri luoghi.
Non più.

Dovrò io stessa diventare
il fischio di un treno lontano,
e un ritmo affannoso
sempre più veloce, sempre più vicino,
sempre più qui!


1978

Dalla raccolta Voce, Sofia, 1985


REBUS D'AMORE

In un certo ventoso crocivia
del caso e del probabile
un uomo con voce di serale chiarore
mi invitò all'interno del segreto.

Senza alcuna motivazione
di me stessa stupita
davanti a me stessa eretta
mi fermai sulla soglia.

E rimanemmo così
per sempre nell'inesplicabile
come due ombre di guardiani
davanti all'ingresso del desiderio.

Ora posso affacciarmi
nel profondo delle notti,
perché non sono più mie.

L'amore è desiderio
di provare il dolore fino in fondo
allo schiudersi degli occhi.
Poi, svelandosi,
si uccide da sé
ad occhi aperti.

L'ho salvato, mi chiedo,
quando l'ho costretto
alla cecità?

1982


TUTTO E' AMORE

Non aver fretta! - mi sussurrava una segreta voce. -
Non è matura l'ora dell'amore! -
Ed io, incorreggibile disubbidiente,
Soltanto a lei, Dio, ho dato ascolto -
né io stessa so il perché.

Non aver fretta! - E i grappoli tintinnano -
le campane di pioggia e di bronzo solare,
e nelle botti il vino sogna la tempesta,
si inaridiscono e si screpolano le labbra,
salate da una goccia di sangue.

Mistero d'amore, io non ti ho riconosciuto
nello sbocciare istantaneo della primavera.
Come è tangibile ciò che non sfioriamo,
come il calice non bevuto inebria,
come tutto è amore!


1982

Dalla raccolta A metà, Balgarski pisatel, Sofia, 1990


SPERIAMO

Speriamo che l'attimo non ti colga,
completato tutto,
posto a coronamento un punto
come chiodo conficcato nella parete
alle tue opere sognate.

Speriamo che l'attimo non ti falci,
invitato quasi al giubileo, -
avendo coronato fino in fondo
con accordo di bravura
i sogni in tuo possesso.

E nemmeno una parola non detta fino in fondo,
e nemmeno un rigo non finito di cancellare,
e nemmeno un' idea abbandonata
per un qualche futuro
passo verso l'incompiutezza.

Questo vorrebbe dire
che prima ancora di incominciare,
eri già finita,
senza un chicco solo che germogli
nella terra in attesa.

Speriamo che l'attimo arrivi prima.

1986


APPUNTI SOTTO IL CUSCINO

Li tiro fuori al risveglio
dal fondo dei sogni.

La mia mano ha graffiato,
libera nell'oscurità.

A stento decifro i segni
come iscrizioni runiche.

Mi sono inviata da sola
messaggi da un altro luogo.

E il mattino si rischiara
con la loro mancanza di chiarezza.

1988


ILLUMINAZIONE

Entro nella vecchiaia in punta di piedi,
come in un bosco d'autunno,
passo dopo passo sulle foglie vive
che ancora cadono.
Davanti a me - l'albero della vita.

E lentamente con sguardo ansimante
salgo verso il passato
e scendo nei giorni futuri.
Finalmente! Tanto infinito è per me
il cammino senza fretta.

Le direzioni non sono avare di curve.
La lontananza non fa male.
Non colpisce il gong della luna.
Non può essere incatenato
lo spirito che ha infranto le catene.

Non ti può essere tolto
quello che hai dato.
Mi rimane un'ultima
goccia di luce senza fine.
E spira pace dal mondo intero.

1988

Dalla raccolta Diario notturno, 1993


IL DESTINO

Ma viene l'attimo quando
alla porta bussa il Destino
con la tua stessa mano.

Non puoi non aprirgli.
E mette in fuga il silenzio
con la voce tua.

Quel che è scritto per te -
con calligrafia incerta
sarai tu stessa a scriverlo.

Se per paura lo cancelli,
cancellerai il tuo volto
con il gesto tuo.

Il Destino prende dimora in te.
E dove potrai fuggire, tu,
più lontano dalla tua pelle?

1 gennaio 1989


ANNUNCIO

Cerco il mio sorriso.
L'ho fatto cadere qui, da qualche parte
in mezzo ai fatti e alle parole.

Se qualcuno lo trova,
lo appenda all'orecchio
come un orecchino!

E dica al boia:
Non più spauracchi di pianto!
Chi genera paura, è preso dal panico.

8 aprile 1989


Dalla raccolta Sull'orlo, 1996


FINO A QUANDO STARAI IN PIEDI

Non scordarti di gioire! -
gli alberi saggi sussurrano
e con le ginocchia falciate
con fragore cadono sotto la scure.
Non scordarti di gioire!
Fino a quando starai in piedi
fino a quando andrai incontro al vento
fino a quando respirerai l'altezza.

Fino a quando la scure resterà assopita.

1 luglio 1994


IN TEMPO

Mi perdo nelle cavità del crepuscolo
dove si incrociano
ricordi e sogni.
Non ho più meta
da rincorrere.
Arriverò in tempo,
troverò la strada,
per quanto sia scura
la notte calante.

17 luglio 1994


TESTAMENTO

Cercami nelle parole
che non ho trovato

17 novembre 1994


SULL'ORLO

Salire scale pericolanti
con borse cariche di sofferenze e rabbia.

Oltrepassare sbadata il proprio piano
e inchiodare la testa nel buio della soffitta.

Gettare dall'alto uno sguardo sul baratro
e dal basso il baratro lo sguardo in te.

Proprio accanto percepire un'assenza
e tu stessa lontana da lei.

Ma perché? - gridare a nessuno.
E turbinosa l'eco ti risponda: - Perché?

Dalla riva del tempo sgretolata
crollare in un vuoto atemporale.

Sull'orlo dello strazio arrivata,
ti fermarai sfinita sull'orlo?

Oppure là, fuori, lungo quella scala
a fatica giungerai sull'orlo del mistero?

16 febbraio 1995


QUOTIDIANITÀ

Gli uccisi di domani
guardano oggi al teleschermo
gli uccisi di ieri.

E ognuno a se stesso ripete:
No, non può capitare a me
tale assurdità !

11 ottobre 1995


LA FINE

Per una casualità
(o per l'ironia di chi?)
la fine della mia vita coincide
con la fine del millennio.
Così si consuma la libellula
sul finire del giorno.
Ma chissà se con l'ultimo sguardo
potrei dare un'occhiata
a come si perdono nel fumo
i roghi millenari:

Fumo - utopie.
Fumo - scolastiche.
Fumo - retoriche.
Fumo - oracoli.
Fumo - scismi.
Fumo - pazzie.
Fumo - fantasmi.
Fumo - fanatismi.
Fumo - fatalismi.
Fumo - immonda, immonda, immondizia...

E insieme al fumo su
verso l'eterno silenzio -
la mia preghiera:

- Cenere millenaria,
piccola culla!
Ancora da te voli via
una scintilla demonica -
il matto uomo-fenice.
Ancora divampi fuoco
d'amore...
E ancora?

23 novembre 1995


AUTORITRATTO  
Variante

Notturna lampada dimenticata,
non più necessaria a nessuno,
fioca, ridicola dissipatrice
rimane accesa nel bel mezzo del giorno
sempre così solo per se stessa,
alla ricerca della strada -
la strada percorsa...

1969-1998


Traduzione dal bulgaro: Valeria Salvini



BLAGA DIMITROVA è autrice di poesie, poemi, romanzi, saggi. Notevole è anche la sua attività di traduttrice di classici e moderni della letteratura europea. Nasce in Bulgaria, (Bjala Slatina) il 2 gennaio 1922, termina gli studi secondari classici a Sofia. Si laurea in Filologia slava nel 1945 e negli stessi anni studia pianoforte con uno dei più grandi compositori contemporanei bulgari, il Maestro A. Stojanov. Blaga Dimitrova inizia a scrivere giovanissima, collaborando, fin dal 1938, alle riviste Izkustvo i kritika (Arte e critica) e Literaturen zivot (Vita letteraria) e pubblica le sue prime poesie nella rivista Balgarska rec (Lingua bulgara). Si tratta in prevalenza di componimenti brevi, dai quali emerge lo spirito di curiosità nell’osservazione del mondo circostante e la semplicità nella resa dei sentimenti. La sua opposizione al regime dei comunisti più fedeli a Mosca, è profonda,basata su forti motivazioni etiche.  Il 5 maggio 1989 suo marito è stato arrestato perché era il capo redattore della “Democrazia” giornale, un organo dell ‘”Association of Democratic forze “.La scrittrice non si allinea in alcun modo agli schemi del realismo socialista. Più tardi è all’interno dei gruppi di difesa umanitaria e sociale che fioriscono in Bulgaria, intorno agli anni Novanta. Come vice-presidente della Repubblica di Bulgaria dal 1992 al 1993 dà il proprio apporto di scrittrice e sociologa in patria e all’estero, partecipando a comitati per la glasnost’ e la democrazia nell’Est europeo.  Muore a Sofia il 2 maggio 2003.

Raccolte Poetiche Più Importanti

Pesni za Rodopite (I canti dei monti Rodopi), Sofia, 1954
Na otkrito. Stihotvorenija (All’aperto, Poesie), Sofia, 1956
Do utre. Stihotvorenija (A domani. Poesie), Sofia, 1959
Svetat v sepa. Stihotvorenija (Il mondo in pugno. Poesie), Sofia, 1962
Migove. Poezija (Attimi. Poesia), Sofia, 1968
Impulsi – Izbrana poezija (Impulsi – Poesia scelta), Sofia, 1972
Kak. Stihotvorenija (Come. Poesie), Sofia, 1974
Gong (Gong), Sofia, 1976
Zabraneno more. Poema (Mare vietato. Poema), Varna, 1976
Prostranstva. Stihotvorenija (Spazi. Poesie), Sofia, 1980
Glas. Stihove (Voce. Versi), Sofia, 1985
Nosten dnevnik. Stihotvorenija (Diario notturno. Poesie), Sofia, 1992
Do raba. Stihotvorenija (Sull’orlo.Poesie), Sofia, 1996
Belezi . Poezija 1937-1997 (Segnali. Poesia 1937- 1997), Sofia, 1997.
Nostna lampa sred bjal den. Kas(n)i stihove. (Lampada notturna in mezzo al giorno. Versi tardi e brevi.), Sofia, 1999
Vremena (Tempi), Sofia, 2000.

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