05 novembre 2015

LUTTO nel mondo dell'antropologia: E' morto a 91 anni l'antropologo francese René Girard

Intellettuale eclettico, amante di tutte le scienze sociali, ideò la «teoria del desiderio mimetico» e influenzò scrittori come JM Coetzee e Milan Kundera


E' morto mercoledì, nella sua casa di Stanford, René Girard, grande antropologo, critico letterario e filosofo francese. L'annuncio è arrivato dalla Stanford University dove è stato professore di letteratura comparata per 30 anni. Soprannominato "il nuovo Darwin delle scienze umane" è stato un teorico di spicco tra le più importanti figure dell'Accademia di Francia.

Un intellettuale francese in America. Nato ad Avignone nel 1923, dopo la formazione in paleografia e archivistica alla Scuola di Charters, ha lavorato soprattutto negli Stati Uniti dove è stato accolto fin dagli anni Cinquanta nelle più prestigiose università. Ha iniziato la sua carriera come teorico della letteratura, affascinato da tutte le scienze sociali: storia, antropologia, sociologia, filosofia, religione, psicologia e teologia. Dichiaratamente estraneo all'intellighenzia francese di sinistra e ai pù noti capofila come Althusser e Lévi-Strauss, Girard, è stato un pensatore anticonformista che ha tradotto in modo del tutto personale la sua adesione al cristianesimo.

Il pensiero. In tempi apocalittici il pensiero dell'intellettuale francese seguiva una direzione ottimistica proiettata in una tendenza pacificatoria e unificante con conflitti attenuati, umanità conciliata in un dialogo universale. Centrale la "teoria del desiderio mimetico" formalizzato nel libro Menzogna romantica e verità romanzesca (1961), secondo la quale il desiderio è un rapporto a tre formato dal soggetto, dal modello e dall’oggetto. Al centro c'è il mediatore, una figura da imitare e seguire. Altro elemento centrale nel pensiero di Girarad è quello del sacrificio, sul quale crede sia fondata la cultura umana. Il desiderio, secondo l'antropologo francese, è basato sempre sul meccanismo del capro espiatorio, che corrisponde a un'eccitazione mimetica della comunità contro una vittima spesso designata per motivi accidentali, o anche in quanto oggetto di desiderio. L'umanità ha continuamente bisogno di vittime sacrificali perché funzionano come strumento di riconciliazione. E' la catarsi espressa dalla poetica di Aristotele: l'eroe muore e la collettività si sente sollevata compiacendosi di non essere al suo posto. Nell'ambito della sua paricolare visione del cristianesimo Girard identifica nella crocifissione l'anti-sacrificio capace di smascherare il male, ricondotto alla sua natura terrena e quindi spogliato dalla menzogna pseudoespiatoria creata per "divinizzarlo".

L'illusione della letteratura. La letteratura, secondo l'antropologo, si basa su un'illusione romantica che consiste nel credere nell'autonomia del nostro desiderio. E' necessaria un aconversione romantica per accedere alla vera dimensione letteraria. Come Proust nella sua ricerca inverte la sua prospettiva rinunciando alla centralità della sua ottica, così bisogna abbandonare la pienezza dell'individualità affidandosi ad un mediatore onnipotente che esalta l'oggetto del desiderio sulla base di una mancanza.

Cristianesimo antropologico. Dichiaratamente cattolico, Girard ha sempre sottolineato che la sua opera deve essere letta dal punto di vista antropologico valutata come ipotesi scientifica sulla base del suo valore esplicativo. L'analisi e la critica devono esercitarsi con modalità scientifiche e senza preconcetti religiosi. "Che si creda o no alla resurrezione di Cristo, il testo biblico resta a  disposizione di qualsiasi lettore", affermava.

Il ricordo di Stanford. "Ha offerto una visione coraggiosa e ampia della natura, della storia e del destino umano"- ha dichiarato la Stanford University - Ha influenzato scrittori come il premio Nobel JM Coetzee e lo scrittore ceco Milan Kundera, anche se non ha mai goduto il cachet dei suoi coetanei strutturalisti, poststrutturalisti, decostruzionisti e altri", dice il comunicato di Stanford. © repubblica.it

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