04 novembre 2015

Yuri Ancarani, Bora, 2015


Museo Chiama Artista
Yuri Ancarani, Bora - Terza edizione
04/11/2015 - 31/12/2016


La Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e AMACI - Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani sono liete di presentare la terza edizione di Museo Chiama Artista, un progetto nato dal comune intento di sostenere attivamente il sistema del contemporaneo nel nostro Paese, attraverso la commissione ad artisti italiani di nuove opere che verranno successivamente presentate all’interno della rete museale. Per questo terzo capitolo del progetto, sempre a cura di Ludovico Pratesi e Angela Tecce, AMACI ha chiamato l’artista Yuri Ancarani, che ha realizzato la scultura-video Bora (2015), che verrà presentata alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dal 4 novembre al 13 dicembre 2015.

Con questa terza edizione di Museo Chiama Artista si consolida e diventa sempre più strategica la collaborazione tra MiBACT e AMACI, che ha tra i suoi obiettivi quello di favorire e divulgare le più nuove forme di sperimentazione artistica. In questo senso Museo Chiama Artista è un progetto semplice ed efficace che si colloca nella cornice del Piano per l’Arte Contemporanea, lo strumento che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo si è dato per il finanziamento di iniziative volte all’incremento del patrimonio pubblico di arte del nostro tempo. Grazie a questa partnership virtuosa, MiBACT e AMACI confermano di anno in anno la produzione di una nuova opera che potrà circolare nei musei associati, costituendo le basi per la creazione e fruizione di un patrimonio comune.


“Con il progetto Museo Chiama Artista – afferma Federica Galloni, Direttore generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane – la Direzione generale raggiunge due dei propri obiettivi strategici: la promozione e la valorizzazione dell’arte contemporanea italiana e l’incentivazione alla produzione di opere d’arte di giovani talenti. Quando un museo commissiona un’opera a un artista, aggiornato e consapevole dei temi e delle urgenze della contemporaneità, stabilisce con lui un’osmosi: se da un lato il museo lo aiuta a crescere e a esprimere la propria creatività, dall’altro l’artista dona linfa vitale al museo che attiva e attrae le diverse fasce di pubblico nel pieno raggiungimento della propria missione. La scelta di quest’anno è ricaduta su Yuri Ancarani, uno degli artisti più originali del panorama italiano, che predilige il video come strumento per raccontare il mondo, dando spazio all’interpretazione e alla poesia delle piccole cose quotidiane.”

“AMACI è lieta di vedere confermato l'impegno di tanti soggetti istituzionali – dichiara Gianfranco Maraniello, Presidente di AMACI – a favore di nuovi talenti della scena italiana. Museo Chiama Artista non esisterebbe senza il convinto sostegno della Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane del MiBACT e di chi ne determina le strategie di intervento, assumendo la responsabilità di pensare ad azioni di valorizzazione e di produzione nell'ambito delle tendenze più attuali. La nostra soddisfazione sta nel vedere concretizzato un processo che presenta molti aspetti virtuosi, anche da un punto di vista di gestione finanziaria, in un'epoca di sacrifici e necessità di scelte che comportano inevitabilmente innovazione metodologica. Il Ministero e i musei collaborano alla produzione di un'opera inedita e, nel fare ciò, realizzano una strategia di promozione che, nel rispetto delle autonomie di ciascuna istituzione, offre maggiore visibilità e sancisce il riconoscimento pubblico alla proposta di un artista che può contare sulla circolazione del proprio lavoro. Così è stato per Gianluca e Massimiliano De Serio, per Marinella Senatore e così accadrà per Yuri Ancarani, protagonista della terza edizione del progetto e, soprattutto, di uno dei percorsi più interessanti della scena artistica italiana e internazionale degli ultimi anni.”

Per questa terza edizione di Museo Chiama Artista, a cura di Ludovico Pratesi e Angela Tecce, i Direttori dei musei AMACI hanno scelto di commissionare la realizzazione di una nuova opera a Yuri Ancarani, artista che negli ultimi anni ha raccolto un crescente consenso in Italia e all’estero, dalle mostre in prestigiose istituzioni quali l’Hammer Museum di Los Angeles, il Palais de Tokyo di Parigi, il Mart di Rovereto o il Solomon Guggenheim Museum di New York, sino alla partecipazione alla 55° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico, a cura di Massimiliano Gioni. Ancarani è un videoartista e film-maker le cui opere nascono da una continua commistione fra cinema documentario e arte contemporanea, risultato di una ricerca tesa a esplorare regioni poco visibili del quotidiano, forse i limiti stessi del visibile, in una continua sfida personale in cui l’artista si immerge in prima persona.

“Bora è un progetto in progress avviato nel 2011 e che si determina come opera autonoma in quest’occasione – scrive Ludovico Pratesi nel testo in catalogo – Tutto sembra ruotare intorno all’instabile equilibrio tra suono e immagine, a quel particolare interesse dell’artista per situazioni “ai confini del visibile”, per quell’impalpabile terra di mezzo tra sguardo e pensiero capace di generare una viscerale tensione narrativa. Un equilibrio che costituisce l’essenza di un lavoro come Bora, dove il paesaggio carsico della Val Rosandra – una riserva naturale tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia – viene agitato dalla bora, un vento che soffia a 140 chilometri orari scuotendo e modellando quella natura rigida ed essenziale ripresa dall’artista con un’attenzione compositiva che rimanda ai dipinti di Caspar David Friederich e all’estetica romantica del sublime.”

Per i quattro anni successivi Bora è stato “interpretato” da diversi musicisti mentre il video veniva proiettato su grandi schermi durante i loro concerti, un palinstesto per immagini che sembrava vivere soltanto come background per un palcoscenico musicale. Fino a maggio 2015, quando il lavoro prende un’evoluzione inaspettata e il video diventa un tutt’uno con un piccolo monitor Brionvega, assumendo il suo assetto definitivo: l’integrazione tra il video e il monitor, che funziona senza ausilio di fili o cavi, lo trasforma in una scultura video a tutti gli effetti, un lavoro autonomo che si definisce come punto d’arrivo di una riflessione sulle contaminazioni tra opera e contesto.

“Nel caso di Bora – spiega Yuri Ancarani – dopo aver sperimentato la scala 1:1 attraverso i live, volevo che il lavoro diventasse un oggetto di piccole dimensioni e il più possibile autonomo”.

“Bora diventa quindi “una scatola magica piena di vento” – sottolinea ancora Ludovico Pratesi – che porta con sé il genius loci di un’antica terra di confine, in un mondo dove i confini fisici sembrano essere stati cancellati per sempre, ma quelli ideologici, sociali ed economici appaiono più saldi e impenetrabili che mai.”

“Bora è un’opera anomala – suggerisce Angela Tecce – chi l’osserva è indotto a oscillare dall’impressione che sia sottilmente criptica a quella opposta, che sia invece limpidamente letterale; a interagire con una scultura “animata” e al contempo con un lavoro di videoarte. Infine, ci si abbandona al suono del vento che sembra scompigliarci i capelli mentre osserviamo il paesaggio che scorre sul televisore. Il senso estetico si disvela chiaramente, e come spesso accade la fruizione lascia il posto a una molteplicità di suggestioni, che contribuiscono a focalizzare l’interesse verso il punto di vista intorno al quale l’opera si struttura.”


La scultura-video Bora verrà presentata dal 4 novembre al 13 dicembre 2015 alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Successivamente il lavoro di Yuri Ancarani sarà presentato all’interno dei musei associati AMACI seguendo un programma itinerante.

Bora di Yuri Ancarani sarà accompagnato dalla pubblicazione di un catalogo interamente dedicato al progetto, edito da Libri Aparte, con testi di Federica Galloni, Gianfranco Maraniello, Ludovico Pratesi, Marianna Liosi e una conversazione tra Angela Tecce e l’artista.


(amaci.org)

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