14 novembre 2015

Italo Calvino


L'acqua nel cestello

C’era una madre vedova che sposò un padre vedovo, e ognuno dei due aveva una figlia. La madre voleva bene alla sua e all’altra no. La sua la mandava a prender l’acqua con la brocca, quell’altra col cestello. Ma l’acqua dal cestello colava fuori e la matrigna picchiava tutti i giorni quella povera ragazza. Un giorno, mentre andava a prender l’acqua, il cestello le andò giù per il torrente. Lei si mise a correre e chiedeva a tutti: «L’avete visto passare il mio cestello?». E tutti le rispondevano: «Va’ più giù che lo trovi».

Andando giù, trovò una vecchia che si spulciava, seduta su una pietra in mezzo al torrente, e le disse: «L’avete visto il mio cestello?».

«Vieni qua», le disse la vecchia, «che il tuo cestello te l’ho trovato io.

Intanto, fammi un favore, cercami un po’ che cosa ho giù per queste spalle che mi pizzica. Cos’ho?»

La ragazza ammazzava bestioline a più non posso, ma per non mortificare la vecchia diceva: «Perle e diamanti».

«E perle e diamanti avrai», rispose la vecchia. E dopo che fu ben spulciata: «Vieni con me», le disse, e la portò alla sua casa che era un mucchio di spazzatura. «Fammi un piacere, brava ragazza: rifammi il letto. Che cosa ci trovi nel mio letto?» Era un letto che camminava da solo, tante bestie c’erano, ma la ragazza per non essere scortese rispose: «Rose e gelsomini».

«E rose e gelsomini avrai. Fammi un altro piacere adesso, spazzami la casa. Che ci trovi da spazzare?» La ragazza disse: «Rubini e cherubini».

«E rubini e cherubini avrai.» Poi aperse un armadio con ogni sorta di vestiti e le disse: «Vuoi un vestito di seta o un vestito di percalle?».

E la ragazza: «Io sono povera, sa, mi dia un vestito di percalle».

«E io te lo darò di seta.» E le diede una bellissima veste di seta. Poi aperse uno scrignetto e le disse: «Vuoi oro o vuoi corallo?». E la ragazza: «Mi dia corallo».

«E io ti do oro», e le infilò una collana d’oro. «Vuoi orecchini di cristallo o orecchini di diamanti?»

«Di cristallo.»

«E io te li do di diamanti», e le appese i diamanti alle orecchie. Poi le disse: «Che tu sia bella, che i tuoi capelli siano d’oro e quando ti pettini ti cadano rose e gelsomini da una parte e perle e rubini dall’altra. Adesso va’ a casa, e quando senti ragliare l’asino non ti voltare ma quando senti cantare il gallo voltati».

La ragazza andò verso casa; ragliò l’asino e non si voltò; cantò il gallo e si voltò; e le spuntò una stella sulla fronte.

La matrigna le disse: «E chi ti ha dato tutta questa roba?».

«Mamma mia, me l’ha data una vecchia che aveva trovato il mio cestello, perché le ho ammazzato le pulci.»

«Adesso sì che ti voglio bene», disse la matrigna. «D’ora in avanti andrai tu per acqua con la brocca e tua sorella andrà con il cestello.»

E a sua figlia, piano: «Va’ a prender acqua col cestello, lascialo andare giù per il torrente, e vagli dietro: potessi trovare anche tu quello che ha trovato tua sorella!».

La sorellastra andò, buttò il cestello in acqua e poi lo rincorse. In giù trovò quella vecchia. «Avete visto passare il mio cestello?»

«Vieni qua che l’ho io. Cercami cos’ho giù per le spalle che mi pizzica.» La ragazza cominciò ad ammazzare bestioline. «Cos’ho?»

E lei: «Pulci e scabbia!».

E lei: «E pulci e scabbia avrai».

La portò a rifare il letto. «Che cosa ci trovi?»

«Un sudiciume che fa schifo!»

«E un sudiciume che fa schifo avrai.»

Poi le chiese se voleva vestito di sacco o vestito di seta. «Vestito di seta!»

«E io te lo do di sacco.»

«Collana di perle o collana di spago?»

«Perle!»

«E io ti do spago.»

«Orecchini d’oro od orecchini di patacca?»

«D’oro!»

«E io ti do patacca. Adesso vattene a casa e quando raglia l’asino voltati e quando canta il gallo non ti voltare.»

Andò a casa, si voltò al raglio dell’asino e le spuntò una coda di somaro sulla fronte. La coda era inutile tagliarla, perché rispuntava. E la ragazza piangeva.

Alla ragazza colla stella in fronte la domandò in sposa il figlio del Re.

Il giorno che doveva venirla a prendere con la carrozza, la matrigna le disse: «Visto che sposi il figlio del Re, prima di partire fammi questo piacere: lavami la botte. Entraci dentro che ora vengo ad aiutarti».

Mentre la ragazza era nella botte, la matrigna prese una caldaia d’acqua bollente per buttarcela dentro ed ammazzarla. Poi voleva far indossare alla figlia brutta i vestiti da sposa e presentarla al figlio del
Re tutta velata, in modo che prendesse lei. Mentre andava a prendere la caldaia sul fuoco, sua figlia passò vicino alla botte. «Che failà dentro?», disse alla sorella.

«Sto qui perché devo sposare il figlio del Re.»

«Fammi venire a me, così lo sposo io.»

Sempre condiscendente, la bella uscì dalla botte e ci entrò la brutta.

Venne la madre con l’acqua bollente e la versò nella botte. Credeva d’aver ammazzato la figliastra, ma quando s’accorse che era la figlia sua, cominciò a piangere e a strepitare. Arrivò suo marito, che la figlia gli aveva già raccontato tutto, e le scaricò una somma di legnate.

La figlia bella sposò il figlio del Re e campò felice e contenta.


da: Fiabe Italiane, Mondadori, Milano.

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