11 novembre 2015

Christie’s: Lucio Fontana, record a New York. Il suo uovo vale 29 milioni di dollari

L’opera intitolata «Concetto Spaziale, La Fine di Dio» è stata messa in vendita da Steven A. Cohen, il proprietario di «Point72 Asset Management» un fondo di family office che gestisce circa 11 miliardi di dollari



di Paolo Manazza


L’arte italiana continua a illuminare New York. Dopo i 170 milioni di dollari sborsati dal magnate cinese Liu Yiqian per il capolavoro «Nu couché» del nostro Amedeo Modigliani, martedì 10 novembre un altro artista italiano ha centrato il suo nuovo prezzo massimo. Questa volta sotto i riflettori è finito Lucio Fontana. Meno di un mese fa, a Londra da Sotheby’s, un suo «Concetto Spaziale, La Fine di Dio», una grande tela bucata su fondo nero, del 1963, era stata venduta a 15,9 milioni di sterline. L’equivalente di 24,4 milioni di dollari (22,6 milioni di euro). Ieri sera da Christie’s, nella Grande Mela, durante l’asta dedicata ai maestri dell’arte contemporanea un suo «Concetto Spaziale, La Fine di Dio» del 1964, questa volta su fondo giallo, è stato venduto a 29.173.000 dollari (27,123 milioni di euro). Centrando così il nuovo record per questo autore. L’opera è stata messa in vendita da Steven A. Cohen, il proprietario di «Point72 Asset Management» un fondo di family office che gestisce circa 11 miliardi di dollari. Cohen, 59 anni, è un grande appassionato d’arte e spesso compra e rivende opere importanti. Questo grande Fontana giallo proveniva da una collezione privata milanese.




Negli ultimi anni il mercato di Lucio Fontana è salito molto. Nel solo mese di ottobre, durante le vendite all’asta di Christie’s e Sotheby’s, ne sono stati venduti 21 per un totale di 36,6 milioni di sterline (56,6 milioni di dollari). Per la cronaca di questa serie grande e ovale di tele bucate -a forma di uovo e tutte della stessa misura (177×123 cm)- Fontana ne realizzò trentotto tra il 1963 e il 1964. Tre anni prima Yuri Gagarin aveva cambiato il corso della storia con il suo viaggio spaziale. Per Fontana fu lo stimolo nel creare «La Fine di Dio». Un corpus di opere -spietate, aggressive e maestose- che annunciano «la fine di un’era e l’alba di una nuova». Per la prima volta un dipinto si rassegna a perdersi nell’infinito abisso dello spazio. E’ curioso notare che oggi, al prezzo medio del mercato attuale, tutte queste tele insieme valgono circa 1 miliardo di dollari. Nella stessa asta altre opere di maestri italiani, provenienti dalla collezione americana di Ileana Sonnabend, hanno realizzato prezzi importanti. Un Mario Schifano («Il sogno di Cleopatra») del 1960-61, partito da 100 mila dollari è schizzato a $893.000.

Una scultura luminosa di Mario Merz, del 1967, stimata 300 mila ha raddoppiato finendo a $605.000. Mentre “Biennale 66” di Michelangelo Pistoletto è stata aggiudicata a $3.861.000. Tra le aggiudicazioni milionarie l’olio su tela «The Brigadier» di Lucian Freud che ritrae il nobile inglese Andrew Parker Bowles, primo marito di Camilla Shand (ora duchessa di Cornovaglia, dopo il matrimonio con il principe Carlo). L’opera, messa in asta dagli eredi di Damon Mezzacappa, ex vicepresidente della banca d’affari Lazard, scomparso lo scorso aprile, è stata venduta per $34.885.000. Mentre un’enorme scultura in bronzo a forma di ragno della francese Louise Bourgeois, scomparsa nel 2010, ha realizzato $28.165.000. Infine l’opera «Four Marilyns» del 1962 di Andy Warhol è stata battuta a 36 milioni di dollari. © corriere.it

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