13 novembre 2015

Stefano Benni

Il Diditì, o il drogato da telefonino

Creatura recentemente apparsa ma ormai tristemente nota. Il suo dramma non è il cellulare, ma la dipendenza, cioè il non saper rinunciare al telefonino nei luoghi più improbabili e nelle situazioni più scomode. Per questa ragione è detto DDT, ovvero Drogato Da Telefonino.

Ad esempio, il DDT è appena entrato nel bar e il cellulare trilla mentre sta bevendo un cappuccino. Il DDT continua a bere con la destra e risponde con la sinistra, oppure intinge il cellulare nella tazza e si attacca una brioche all'orecchio.

Va alla toilette telefonando, e dentro si odono rumori molesti, sciabordio, e schianti dovuti alla difficoltà di compiere certe operazioni con una mano sola. Spesso quando esce ha il cellulare grondante e strane macchie sui pantaloni. Inoltre ogni anno circa duemila telefonini spariscono in turche o gorghi porcellanati. Una leggenda metropolitana li vuole clonati e usati dai ratti di fogna al posto della comunicazione ultrasonica.

Il DDT risponde in qualsiasi situazione, posizione, e occasione. La sua prerogativa è infatti "l'effetto Colt": non può sentire un trillo senza estrarre di tasca l'arma, vive sempre all'erta come un pistolero, risponde velocissimo nonsolo al trillo del suo cellulare, ma anche a quello del vicino, al trillo della cassa, ai trilli dei telefoni in televisione e, in campagna, anche al canto dei grilli.

Ma soprattutto due sono le situazioni in cui la nevrosi del DDT esplode in tutta la sua violenza.

La prima è quando è a una tavolata di ristorante e ha lasciato il cellulare nel cappotto. Udendo il trillo fatidico, che riconosce tra gli altri come il vagito del primogenito, balza sul tavolo, calpesta antipasti, rovescia sedie, ribalta tavoli e parte come una belva verso l'attaccapanni. Qua butta in aria pellicce e cappotti altrui, a volte per far prima li squarcia con un coltello, infila la mano nella fodera, sbaglia tasca, bestemmia e raggiunge il cellulare non appena questo ha smesso di trillare. A questo punto lo porta con sè sul tavolo, parcheggiandolo vicino al piatto. Dopodichè lo osserverà con odio tutta la sera, perché il cellulare resterà silenzioso, e suonerà solo una volta rimesso nel cappotto.

Un altro evento che mette in crisi il cellularista DDT è quando si accorge che nel locale il telefonino non riceve il segnale. Questo lo atterrisce come se gli si fermasse lo stimolatore cardiaco. Il DDT inizia a percorrere in lungo e in largola stanza, striscia contro i muri, sale sui tavoli, salta come un canguro alla disperata ricerca di un segno di vita della sua creatura. Spesso si può vedere il DDT in una delle seguenti posizioni:

a. modello "Statua della libertà", in piedi sul tavolo col telefonino innalzato verso il soffitto;

b. modello "Gogna", con mezzo busto fuori della finestra, braccio proteso e mezzo congelato;

c. modello "Frontiera", deambulante avanti e indietro attraverso la porta, in un vortice di spifferi e proteste;

d. modello "Fisherman", col cellulare legato a una canna da pesca infilata nello spioncino dell'aerazione in alto a destra;

e. modello "Delega", nervosissimo dopo aver pagato un ragazzino perché gli tenga il cellulare fuori del locale. La percentuale di restituzione è del cinquanta per cento, ma pur di avere il telefonino in funzione, il DDT corre questo rischio;

f. modello "Eremita", seduto sul cesso tutta la sera perché lì è l'unico punto dove riceve.

Che tipo di importante conversazione impegna il cellularista DDT? Quasi sempre è difficile stabilirne la logica e soprattutto la necessità.

Ne facciamo qui alcuni esempi, riportando solo le frasi del cellularista, e lasciando alla vostra fantasia la parte dell'interlocutore.
Telefonata progettuale
Sì io sto qui, tu dove sei?
Ah, e dopo dove vai?
Ho capito, allora ci sentiamo stasera?
No stasera non lo so, perché tu dove vai?
Sì forse vengo anch'io, ma tu ci sei?
Allora stasera ti chiamo per sentire se ci sei, se no mi dici dove sei, se no dove sei domani.
Sì, domani io sto qua, tu vai via o stai qua?
Se vado via chiama che ti raggiungo. Se no ti chiamo io per dirti che non vengo e che è inutile che chiami.
Senti e per le vacanze dove vai?
No io non torno là, tu ci torni?
Beh magari ti telefono se decido che torno, se no se decidi che torni mi chiami tu.
Va bene, sì ciao, ciao.
Senti, e a capodanno cosa fai?
Ad libitum.
Conversazione irosa
Che cazzo vuoi?
Dove cazzo eri ieri sera?
E io che cazzo ci posso fare?
Di’ che vada a fare in culo lui e tutta la sua baracca.
Non ci penso nemmeno, cazzi tuoi.
Certo, ciao amore, a stasera, amore (bacetto)

Conversazione urgente di lavoro


Sono Borghi, c'è il dottor Lamanna?
Lamanna? No, sono Borghi, vorrei il dottor Lamanna.
Dottor Lamanna, sono Borghi... Ah non è lei, me lo può passare da lì?
Sono sempre Borghi, santodio mi può passare Lamanna?
Scusi ma è un'ora che dite che mi passate Lamanna, me lo passate o no?
Borghi, sono Borghi, perdio!
Come "cosa voglio?". Voglio il dottor Lamanna!
Lamanna? Ah ciao, sono Borghi, scusa ti posso richiamare tra un'oretta che adesso ho da fare?

Conversazione porno-amicale
Ehilà maiale, allora?
Và là và là che non me la racconti tutta...
E lei cos'ha detto?
Ma dai! E tu allora?
Dai, non farmi ridere che sono in un bar che mi sentono tutti, ma davvero lei ti ha...
E tu le hai... ma no...
Ma dai? Te l'avevo detto che quella era una por... non farmi parlare, dai... Ah si? E tu le hai messo una mano? Noooooo! Ma davvero ti ha preso... come ti ha chiamato...? Dai che non ci credo.
"Cazzone d'oro"? E tu cosa hai fatto, Giulio?
Come sarebbe a dire che non ti chiami Giulio? Scusi ma con chi parlo?

Conversazione sibillina (a bassa voce)

Pronto sei tu, sono io...
Guarda per quella cosa ho parlato con quello ma niente...
Senti, parla con lui per sapere se può fare almeno l'altra cosa.
No io non posso dirtelo adesso così ma secondo me per quell'altra cosa bisogna che chiami tu.
Allora io chiamo lui e gli dico che poi tu lo chiami per quella cosa.
Ciao va bene ma non parlarne con chi sai tu che poi mi chiama e succede quello che sai.

Conversazione strategica

Nerio, sono Augusto, se senti questo messaggio nella segreteria del cellulare lascia un messaggio nella segreteria di casa mia perché adesso vado a fare la sauna e lì il cellulare non funziona però quando esco ti chiamo e se trovo il tuo cellulare spento ti lascio un messaggio a casa per dirti se prendo il treno dove mi puoi chiamare dalle otto e trenta alle nove perché dopo cominciano le gallerie, ma posso anche chiamare io la tua segreteria telefonica dicendoti dove sarò in albergo oppure se mi si scarica il cellulare chiamami tu in segreteria a casa che cerco di fare un trasferimento di chiamata, e se non ci riesco ti lascio in segreteria un numero dove puoi lasciarmi un messaggio dove dici a che ora hai il cellulare acceso così ti chiamo.

Conversazione di mercato

Nico sono qua al negozio ma la camicia verde a righe grandi non ce l'hanno.
Ce l'hanno a righine verdi piccole, chiare...
Piccole quanto non saprei, diciamo come un capello.
Che ne so se è un capello mio o un capello tuo, comunque non hanno la taglia cinquantaquattro.
Non so se va bene il cinquantadue, senti non hai un metro per misurarti il collo, misuratelo e poi richiama e mi devi anche aiutare a comprare i formaggi.

Conversazione - truffa
(fatta da un uomo con una bionda vistosissima al fianco)


Gina sei tu?
Ciao cara, senti non rientro stasera, sono ancora a Milano, la riunione è stata più lunga del previsto.
Che tempo fa a Milano? (imbarazzo) beh, che tempo vuoi che faccia a Milano...
I rumori? Ah sì, sono nello studio dell'avvocato Gambetta, siamo in una pausa.
Te lo saluto sì. Avvocato (rivolto al barista stupito) mia moglie la saluta.
Va bene amore, ci vediamo domattina, ma tu dove sei, in casa?
Certo amore che sono a Milano ma insomma ti fidi o no?
Un bacio cara, scusa cos'è questa musica di sottofondo?
Lo stereo della camera da letto?
Scusa cara ma noi non abbiamo lo stereo nella camera da letto.
Come l'hai comprato stamattina? Guarda cara non fare la furba che in dieci
minuti... in un'ora d'aereo piombo lì e sono cazzi eh! Va bene, va bene, mi fido,
se non ci si fida allora è inutile.
Certo che sono a Milano, fidati.
Scusa, che marca è lo stereo che avresti comprato?
Conversazione affrettata
Scusa Nino ma mi si sta scaricando la batteria devo dirtelo in fretta mi ha telefonato il portinaio che la nonna è morta dovresti andare su da lei al terzo piano e sfondare la porta ma sta’ attento che c'è una gran puzza di gas e già che ci sei guarda nel garage se c'è l'auto perché il portinaio m'ha detto anche
che stanotte li hanno forzati tutti, com'è andata la chemioterapia stamattina, e scusa un'ultima cosa, cosa sta facendo l'Inter?

da: Bar Sport duemila, (Feltrinelli editore)

STEFANO BENNI è nato a Bologna il 12 agosto 1947. Dapprima giornalista, quindi scrittore e poeta, ha collaborato e collabora con numerose testate.
Ha pubblicato con Feltrinelli:


Prima o poi l’amore arriva (poesie, 1981),
Terra! (romanzo, 1983),
I meravigliosi animali di Stranalandia, con disegni di Pirro Cuniberti (1984),
Comici spaventati guerrieri (romanzo, 1986),
Il bar sotto il mare (racconti, 1987),
Baol (romanzo, 1990),
Ballate (poesie, 1991),
La Compagnia dei Celestini (romanzo, 1992),
L’ultima lacrima (racconti, 1994),
Elianto Elianto (romanzo, 1996),
Bar Sport (racconti, 1997),
Bar Sport Duemila (racconti, 1997),
Blues in sedici (poesie, 1998),
Teatro  (copioni, 1999),
Spiriti  (romanzo, 2000),
Dottor Niù (corsivi, 2001),
Saltatempo  (romanzo, 2001),
Teatro 2 (copioni, 2003),
Achille piè veloce  (romanzo, 2003),
Margherita Dolcevita (romanzo, 2005),
Misterioso  (reading in DVD, 2005),
La grammatica di Dio (racconti, 2007),
Pane e tempesta (romanzo, 2009),
Le Beatrici (monologhi e poesie, 2011),
Fen il fenomeno, con disegni di Luca Ralli (2011),
Di tutte le ricchezze (romanzo, 2012),
Pantera (racconti, 2014),
Cari mostri (racconti, 2015),

e con Sellerio:
La traccia dell’angelo (romanzo, 2011).

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